Io sono meglio di lui: la competizione nel lavoro

Pubblicato il da Gavi

Lavorare significa entrare a far parte di un mondo in cui le dinamiche tra le persone sono le stesse che ritroviamo in famiglia, a scuola e nei gruppi di amici.

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Al di là del ruolo, intervengono infatti, nei rapporti  tra colleghi una serie di fattori attraverso cui le persone agiscono mediante la propria personalità e le proprie esperienze, determinando il nascere e il rafforzarsi di dinamiche relazionali che vanno ad incidere ed influenzare il proprio e l'altrui lavoro.

Una di queste è la competività, che può essere intesa sia come bisogno di misurarsi con l'altro per avere informazioni sulla propria efficenza personale e professionale (e in questo caso si parla di competitività positiva) che come tendenza a superare l'altro per ottenere dei vantaggi (ossia la competitività negativa).

La competitività positiva

Questa forma di competitività si ritrova spesso nelle relazioni tra le persone, ed è come una spinta per tendere al progressivo miglioramento professionale. Dal confronto con l'altro si possono, infatti, trarre tutta una serie di indicazioni che ci parlano di noi, informandoci su come muoverci per aumentare la stima di noi stessi.

Se, ad esempio, un nostro collega riesce a svolgere in 1 ora un compito per cui noi abbiamo impiegato 2 ore, questo ci porta a riflettere sul nostro modo di lavorare e ad impegnarci per migliorare le nostre prestazioni (il pensiero che spinge a ciò risulta essere " se ce la fa lui, perchè non dovrei riuscirci io?)

La competitività negativa

Altra cosa è la competitività negativa: questa non nasce dal bisogno di migliorarsi, ma dal voler conseguire dei vantaggi a discapito dell'altro. E' una forma di competitività distruttiva,che può portare con sè conseguenze devastanti. Il parlare male dell'altro, svalorizzarne l'impegno, l'attaccarlo sul piano personale, sono tutte dinamiche che rientrano in questa dimensione di competitività affinchè l'altro venga distrutto per poter emergere professionalmente.

Come reagire di fronte alla competitività

Se viviamo o sentiamo che l'altro ha verso di noi una forma di competitività positiva domandiamoci perchè abbiamo bisogno di questa dimensione per noi stessi o perchè induciamo l'altro a viverla nei nostri confronti: questa stessa riflessione può fornirci importanti indicazioni per migliorarci e migliorare la relazione con gli altri. Cerchiamo inoltre il dialogo e il confronto diretto con i colleghi, per evitare l'insorgere di fraindentimenti e conflitti che avrebbero ripercusioni negative sul lavoro.

Se, invece, ciò che viviamo o sentiamo è una forma di competitività negativa e ci rendiamo conto che questa sta avendo dei risvolti importanti sulla qualità della nostra vita lavorativa e personale, cerchiamo di fare il possibile per arginarla e ridurne i danni. E laddove il dialogo e il confronto non dovessero bastare rivolgiamoci a figure professionali specialistiche, interne o esterne all'ambiente di lavoro, che ci possano aiutare a capire cosa sta succedendo, ossia perchè proviamo o siamo vittime di tale forma di competività: solo chiedendo aiuto possiamo far fronte a questa dinamica devastante le relazioni sia sul piano lavorativo che personale e ridurne le conseguenze psicologiche e relazionali che comporta.

 


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